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Chiusa con succcesso la XVII edizione di San Severino Blues: livello artistico da annali tra blues, jazz e rock, esclusive nazionali, nuovi giovani talenti, donne e chitarristi eccezionali.

 

Archiviata domenica 3 agosto la XVII edizione di San Severino Blues: il concerto jazz del giovane pianista marchigiano Raphael Gualazzi a Castelraimondo ha concluso la rassegna partita il 4 luglio da San Severino con The Niro, un’altro giovane talento italiano, ma del rock melodico. Ne parliamo con il direttore artistico del festival Mauro Binci.

Com’è il bilancio di questa edizione 2008?

"Senz’altro positivo. Prima di tutto dal punto di vista delle presenze: in un’estate che ha segnato un’indiscussa crisi del live in Italia, noi abbiamo tenuto e confermato a migliaia i nostri spettatori, consolidando i risultati degli ultimi anni".

Come ci siete riusciti?

"Abbiamo una lunga storia, ricca di grandi artisti e belle location, piazze, rocche e castelli che sono teatri naturali. Prezzi dei biglietti bassi ed una serie di belle serate estive hanno fatto il resto. San Severino Blues è riuscita a stabilire negli anni un rapporto di fiducia con il pubblico soprattutto per il livello, la qualità e la varietà musicale degli artisti proposti. Ne ricordo solo alcuni: Patti Smith, Blues Brothers, Pat Metheny, Stewart Copeland, John Mayall, Carmen Consoli, Mike Stern, Incognito, Dr John, Joe Bonamassa, Ali Farka Toure.

Ora c’è un pubblico molto vario, dai giovanissimi alle signore abbronzate, dai turisti inglesi agli appassionati della grande musica che vengono da tante regioni italiane".

San Severino Blues come un marchio di qualità quindi. A proposito qual’è il bilancio artistico di quest’anno?

"Straordinario. Al di sopra di ogni aspettativa. Quando si stila il cartellone si cerca sempre di prendere artisti validi non solo per la loro musica e storia, ma anche per le capacità che esprimono sul palco. Ma in questa stagione il livello qualitativo dei concerti ha superato ogni aspettativa, da iscrivere negli annali. Non sono il solo a constatarlo, ma anche molti fedeli spettatori l’hanno affermato. Cito ad esempio il caso di un signore inglese che ci ha fatto i complimenti e che viene da quattro anni al festival".

Può stilare una classifica delle migliori perfomances?

"E’ veramente difficile. Anche perchè mai come quest’anno abbiamo toccato tanti generi, il blues, il rock ed il jazz, e proposto tanti giovani. Seguendo i miei gusti personali, metterei ai vertici Joe Jackson, Petra Magoni/Ferruccio Spinetti, Carlos Johnson, Ana Popovic. Hanno saputo creare atmosfere magiche, in ambienti all’aperto: sembrava di stare in teatri al chiuso".

Quanto influiscono i luoghi e l’ospitalità sul risultato artistico?

"Credo sia una parte molto importante: tutti gli artisti, soprattutto gli stranieri sono andati via ringraziando per le belle location, per gli hotel, la buona cucina ed il buon vino. I monumenti e la bellezza delle nostre città storiche sono fonte di ispirazione sul palco, come Eric Steckel ha dichiarato a proposito della Torre dell’Onglovina a Treia. Ma contano anche gli strumenti e i servizi tecnici messi ha disposizione: Joe Jackson ad esempio ha dato il massimo anche grazie al grande Steinway, il pianoforte che gli abbiamo fatto trovare e di cui era felicissimo".

E’ stata anche una stagione di tanti giovani talenti. Come sono andati alla prova dei fatti?

"Benissimo. Tutti molto bravi ed apprezzatissimi, anche da chi non li conosceva. Parliamo di The Niro, Danny Bryant, Eric Steckel, Ana Popovic, Raphael Gualazzi, di artisti di un età compresa tra i 18 ed i 34 anni. Il trio di Gualazzi ad esempio: lui ha 26 anni, il bassista 23 ed il batterista 28. Hanno portato una ventata di freschezza e contemporaneità con la loro musica. Ma permettermi di dire che è stata anche una stagione dei grandi chitarristi con stili molto diversi (Danny Bryant, Andy Timmons, Carlos Johnson, Eric Steckel e Ana Popovic, ndr) e delle donne (Petra Magoni, Alice Ricciardi, Giua, Ana Popovic, ndr)".

I festival a volte riservano sorprese. Ce ne sono state?

"Sì, diverse e molto belle. La partecipazione di tanti giovanissimi al seminario di chitarra di Andy Timmons. La stratosferica band di Carlos Johnson, composta da Timothy Gant, tastierista di Aretha Franklin, il giovane Robert Bell, bassista di Tyrone Davis e Pookie Styx, batterista di Chaka Kan e Luther Allison. Infine la partecipazione, saputa 5 ore prima dello spettacolo, del grande armonicista e amico Andy J Forest al bellissimo concerto in stile New Orleans di Washboard Chaz a Gagliole".

ana popovich